La metà della meta

Chi visse sperando morì…? Sicuri che l’attesa sia essa stessa il piacere?

0
Like

È un momento di attesa, per me, e ho letto che scrivere esorcizza.

Certo, tanto avrei scritto a prescindere, ma questo fa in modo che io riesca a nascondermi dietro a quella sorta di immobilismo nel quale mi pare di dover stare necessariamente impantanata.

Nell’aria poi c’è un po’ quell’atmosfera natalizia, fatta di luci e di vetrine di negozi piene di meraviglie che tu neanche hai il tempo di contemplare. Il Natale non è tanto il 25 Dicembre, quanto l’accensione dell’albero in Piazza Duomo a Sant’Ambrogio, gli Obej Obej, la Fiera e le luminarie che ti scaldano le ossa, giocando sull’impazienza che rende speciale un evento.

Si chiude un anno, e noi, come le aziende, tiriamo le fila e chiudiamo il bilancio.download

A differenza dei dati oggettivi come EBDA, ROI e pure stucaz, però, che restituiscono una percentuale precisa, i 365 giorni di vita precedenti sono stati stracolmi di alti e di bassi, di giornate intere dedicate alla psicosi da disturbo borderline in cui a volte ridi per non piangere ed altre piangi dal ridere. L’unica cosa oggettiva che li distingue è che li affrontiamo bene o male tutti.

Attendiamo l’anno nuovo per fare qualcosa di diverso, aspettando la svolta, programmando e listando i nostri buoni propositi -probabilmente gli stessi- per il quarto anno di fila.

Io non so aspettare, e non ho mai capito se questa caratteristica sia un pregio o un grosso difetto. L’internet, diventato ormai il nostro medico e psicologo, mi informa random sull’energia magnetica dei propositivi e sulla saggezza dei pazienti.

 

Penso ad una futura mamma ed il suo pancione. Sarà impaziente di incontrare suo figlio, ma sa che deve aspettare. Non può anticipare i tempi e anche se fosse nelle sue possibilità, i rischi sarebbero enormi. Quando il momento arriva, dopo tanto dolore tutto scompare per lasciare posto a quella creatura che ha nutrito senza mai poterla conoscere, toccare e guardare, ed è grata di aver saputo aspettare.

Molto più banalmente, una torta cuoce a 180°C in 40 minuti. Alzando il forno a 220°C il tempo non diminuisce ma anzi, finisce per vanificare tutto il lavoro precedente.images-1

Quali sono gli aspetti positivi, quindi, del portare pazienza?

  • L’attesa del piacere è essa stessa il piacere.

Sì, dai ok, lo dicono di un aperitivo. Nel periodo di stallo, però, l’incertezza di riuscire o meno a realizzare il desiderio tanto agognato ti fa capire se effettivamente è davvero così tanto agognato. Tante volte succede di ottenere qualcosa molto in fretta (pensate ai capricci dei bambini) e poi ci si rende conto che non era poi così necessario averla. Quando qualcosa è proibito e nuovo ti fa salire l’acquolina in bocca o ti spaventa? Il tempo che ti separa dal desiderio alla potenziale realizzazione è la misura del tuo interesse.

  • Attendere significa andare più veloce (poi).

Fondamentalmente siamo sempre iper connessi e raggiungibili 24 ore su 24. Questo ci porta un tantino a perdere la cognizione della realtà e pretendere qualcosa sempre e subito senza accorgerci sia poco fruibile. Ci accontentiamo quindi della prima risposta, del primo nuovo modello di cellulare, dei fast food, senza contare che la pratica rende perfetti ma richiede tempo. Dovendo rispettare scadenze sempre più strette e specifiche, generalmente la prima informazione è incompleta (ricordate i primi numeri sparati di decesso durante l’ultimo terremoto?), il primo lancio di un prodotto tecnologico ha bug ripristinabili solo con la successiva release, i fast food si piazzano al polo negativo dell’asse della qualità perché tutto è pensato per essere servito e consumato in poco tempo.download-1

Forse potresti sfruttare questo momento di incertezza per continuare ad allenarti, così che anche se non sei riuscito a rincorrere il primo treno, tu sia più agile e preparato per salire sul secondo.

  • Attendere può non essere noioso.

Prendo sempre l’esempio dei bambini, lo so, ma loro sono la vera tavolozza bianca sulla quale tu puoi provare a scrivere qualsiasi cosa. Negli ultimi anni noi adulti ci carichiamo di cose da fare per riuscire sempre ad ottenere il miglior successo nel minor tempo possibile. Così ci lamentiamo di non aver tempo disponibile, ma faremmo lo stesso anche se lo avessimo e se non sapessimo come fare ad occuparlo.

Ritagliarsi del tempo per annoiarsi è carburante fondamentale per la creatività e per capire realmente che cosa ci piace. I bambini, per passare il tempo disegnano, parlottano, inventano nuovi giochi. Mentre aspettiamo di arrivare al lavoro col pullman anche noi giochiamo, a Candy Crush. Se invece volessimo fare un passo più in là, come potremmo ottimizzare il tempo per raggiungere il nostro obiettivo?

Che sia una torta, un progetto, una gara, un esame, una risposta o un figlio, la cosa giusta da fare è chiedersi se si ha fatto abbastanza.images

Se la risposta è no, beh, smetti di aspettare e agisci.

Se la risposta è sì, inchiodati a quella sedia ed attendi che ciò per cui hai lavorato sodo in precedenza, si realizzi.

Ed inevitabilmente, anche grazie al tuo immobilismo forzato, succederà.

Del resto, c’è riuscita pure Jennifer Aniston ad avere il suo riscatto semplicemente aspettando, no?source

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

MORE FROM ALESSIA BALLESTRERI

ENTRA NELLA COMMUNITY