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“L’Arte di correre” di Haruki Murakami

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Quando corro, semplicemente corro. In teoria nel vuoto. O viceversa, è anche possibile che io corra per raggiungere il vuoto. In quella sospensione spazio-temporale, pensieri ogni volta diversi si insinuano naturalmente nel mio cervello. È naturale, perché nell’animo umano non può esistere il vuoto assoluto.

Haruki Murakami

Sono passati anni, ma ricordo benissimo il momento in cui una mia cara amica mi regalò due libri. Il primo ad essere sinceri quasi l’ho dimenticato. Ma il secondo invece proprio no. Era “l’arte di correre” di uno scrittore giapponese ormai famoso, che adoro: Haruki Murakami.

Cominciavo ad approcciarmi alla corsa, o quantomeno provavo a resistere qualche chilometro senza compromettermi un polmone, perché lo sentivo come un bisogno fisico, ma soprattutto mentale. E allo stesso tempo iniziavo a scrivere. Non libri o trattati, semplicemente quello che sentivo, in poche righe, il più delle volte in un quaderno a quadretti recuperato dai rimasugli di scuola.

Era tutto l’inizio, e anche questo libro, nel mio piccolo è stato l’inizio.

“L’arte di correre” non è un trattato sulla corsa, e nemmeno un trattato sulla scrittura, sono emozioni. È il diario di uno scrittore che corre. E che in entrambe le cose è bravo da far paura.

Dall’inizio, da quei 5 chilometri che non finivano più, fino alle 26 maratone, alle ultra maratone, e alle svariate gare di triathlon. Dalle prime righe, ai best sellers più belli e premiati (uno su tutti Kafka sulla Spiaggia) di un Giapponese minuto, proprietario di un Jazz bar, che ad un tratto ha deciso di chiudere con la sua vecchia vita e di fare quello che sentiva di essere nato per fare.
Più che un libro è una riflessione continua, su quello che ha spinto e spinge questo scrittore sessantenne a continuare a correre e a scrivere. E cioè a sfidare se stesso. Il libro è il viaggio di un uomo nelle sue passioni più grandi, nei suoi pensieri mentre corre, quando si trova a fare i conti con la fatica, con le sue paure, che lo mettono davanti al groviglio della vita ad ogni passo, e il gran desiderio di farcela fino alla fine.

Non è un libro per tutti, e forse all’inizio non lo è stato nemmeno per me. Ma quel suo esporsi piano, la sua costanza, la forza d’animo e la sua caparbietà mi hanno conquistata.
Niente è impossibile per chi ci crede davvero. E Murakami, forse anche grazie a una testardaggine quasi sovrannaturale, racconta pagina dopo pagina gli sforzi mentali e fisici per arrivare a tagliare traguardi impensabili per lui fino a pochi anni prima.

È un libro che fa riflettere, che mette in moto qualcosa di profondo, che non lascia indifferenti. Consigliato a tutti quelli che “vorrei ma non credo di farcela”.

I limiti sono solo nella nostra testa.

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