Cos’è l’Armagnac? Dove viene prodotto? Perché è meno famoso del cognac?

Quella bottiglia di Armagnac
È molto preziosa. Giace nella sua bella scatola di legno da poco meno di 4 anni. Il motivo per cui ce l’ho però è ormai scaduto, ma quella è un’altra storia.
L’Armagnac è un distillato francese. L’ho conosciuto per caso 11 anni fa durante un mio fortunoso soggiorno fortunato in Aquitania.
E’ un’acquavite di vino francese protetta dalla denominazione di origine controllata. La sua produzione è localizzata nel Sud-Ovest della Francia e prende il nome dall’antica contea di Armagnac. Un po’ come la nostra grappa, ma anche questa è un’altra storia.
Quella dell’Armagnac è centenaria: il primo riferimento risale a un documento del 1310 dove venivano descritte le sue proprietà mediche ed infatti, veniva utilizzata come medicinale nelle antiche università e nei monasteri (magari come analgesico o sedativo…).
Forse dopo averne compreso il gusto, attorno il 1450 inizia la produzione per uso voluttuario e circa 50 anni dopo si sviluppa il commercio in botte.
Non si poteva definire un prodotto a chilometri zero visto che i passaggi erano diversi: infatti veniva trasportato con dei carri fino a Mont de Marsan (o Auch) e poi per via fluviale a Bayonne o a Bordeaux. Da qui veniva destinato ai mercanti di Olanda, Inghilterra e perfino nei Paesi Baltici.
Ci vogliono quattro vitigini per ricavare il vino dal quale si ricava l’Armagnac: l’Ugni blanc (il Trebbiano versione francese), il Colombard, la Folle blanche (detto anche Piquepoult) e il Baco blanc (vino ibrido risultato dell’incrocio tra il Folle Blanche e l’americano Noah, con l’obiettivo di migliorarne la resistenza alla fillossera della vite. Unico esempio di vitigno ibrido ammesso in una produzione DOC francese).

Dove viene prodotto l’Armagnac?
In Francia esistono tre zone di produzione, distinte a seconda delle caratteristiche dei terreni: Bas-Armagnac, Ténarèze e Haut-Armagnac, elencati in ordine di importanza.
La migliore delle tre aree è Bas-Armagnac per il terreno sabbioso, povero di calcare ma ricco di sedimenti marini tanto in tutta l’area è difficile trovare una coltivazione diversa dalla vite.
Ténarèze è caratterizzata in prevalenza dal suolo argillo-calcareo ed argillo-sabbioso ed a seconda di quello più o meno sabbio l’Armagnac ha una qualità simile a quella prodotto nel Bas-Armagnac. Oltre alla vite, si coltivano anche i cereali.
Nell’area dell’Haut-Armagnac invece le uniche zone più adatte sono quelle collinari, con depositi argillo-sabbiosi. Si tratta di una zona poco fortunata dove si produce pochissimo armagnac.

Armagnac vs Cognac
Quindi, l’Armagnac ha avuo una diffusione precedente di almeno un secolo rispetto al cognac, il quale ha avuto un maggior successo per una semplice ragione logistica: infatti la zona di produzione era molto vicina all’importante porto ed emporio commerciale di La Rochelle, mentre la Guascogna, la regione dove viene prodotto l’Armagnac, è più interna ed è priva di fiumi navigabili.

Produzione ed i nvecchiamento
La distillazione, con un alambicco a colonna e piatti, avviene entro l’inverno mentre l’invecchiamento dell’acquavite ricavata in botti di quercia guascone da 400 a 420 litri.
Ogni anno di invecchiamento evapora tra il 3 ed il 5% di prodotto che è stata battezzata “la parte degli angeli”.
Ci vuole pazienza per avere tra le mani, o sul tavolo, una bottiglia di Armagnac.
La durata dell’invecchiamento varia a seconda del tipo di Armagnac che si vuole ottenere e può arrivare anche fino a 50 anni. Ma non è ancora finita qui.
Per arrivare ad un prodotto armonico, il cantiniere (maître de chai se vogliamo essere precisi e tassonomici) lo miscela con altri Armagnac lasciandolo riposare qualche altro mese.
Infine, l’Armagnac può essere finalmente imbottigliato. Le bottiglie sono dette basquaise, scure schiacciate e da 75 cl. Come quella che c’è dentro quella scatola di legno.
Altrimenti, si possono anche trovare trasparenti come quelle del cognac o nei tipici bottiglioni da 250 cl chiamati pot gascon.

Qual è il momento migliore per gustarsi l’Armagnac?
A casa sua, in Francia, viene utilizzato in qualche cocktail o per fortificare gli aperitivi. O per conservare la frutta.
Senza dubbio, ci vuole il momento per assaporare le note calde e vellutate dell’Armagnac.
Con gli amici, farete un figurone servito dopo il dolce in piccoli bicchieri a ballon, o meglio a tulipano. Si sorseggia con calma, quietudine, lentamente, ammirandone il colore, annusando il bicchiere con attenzione e partecipazione. Purché i commensali siano persone che sappiano dare la giusta considerazione alle cose. E l’Armagnac è una cosa seria che richiede molta considerazione. Altrimenti è sprecato.
Se siete stati nella zona della Lot e Garonna, uno dei cinque dipartimenti dell’Aquitania, vi ritorneranno in mente i suoi splendidi paesaggi, fatti di viti che si perdono a vista d’occhio. Ogni tanto una strada si infila in mezzo alle razionali coltivazioni per portarti in una delle tante vecchie cantine, tra il frinire di cicale nell’aria secca, influenzata dalle correnti dell’oceano che periodicamente penetra nella terra ferma tramite i due fiumi, Dordogne e Garonne, che formano il triangolo noto col nome di Entre Deux Mers.
Con un amico, che ne conosce le qualità, sarebbe l’ideale. In mancanza, anche soli per crogiolarsi nel suo sapore e sì, magari per addolcire un po’ l’autocommiserazione…
Sono andato di là, ho preso quella scatola. E’ del 1995. Non un anno qualsiasi. Di solito, per alcuni tipi di Armagnac, sulla controetichetta, viene indicato l’anno dell’imbottigliamento. Così è più facile calcolare il periodo che ha passato in botte.
Ho letto il biglietto che lo accompagnava. E che lo accompagna ogni volta che prendo la scatola.
Avevo promesso che l’avrei bevuto in compagnia di chi me lo ha regalato. Ma vivendo in due città diverse e presi con i reciproci impegni personali e professionali, in quattro anni non c’è ancora stata una occasione. E la vergogna si mischia al dispiacere in pari proporzioni.
Ho stappato la bottiglia di Bas Armagnac. Il suono del tappo di sughero è rassicurante come sempre ma subito dopo l’atmosfera attorno viene saturata dal profumo, dolcemente alcolico, provocante, inebriante, coinvolgente e dal sapore buono e morbido. Mi invita a fare la sua conoscenza, come se non ci fossimo mai incontrati prima.
Non è la prima volta che lo bevo da solo senza quella persona e temo non sarà l’ultima. Ma è un modo per sentirla vicina e di salutarla. Lei come un buon amico con il quale poter gustare l’Armagnac in pace, confidenza, in una di quelle sere calme e serene, dove l’allegria non è mancata.
Alla nostra.

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