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Annarita Serra – dal mare all’arte con la plastica –

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Il riciclo creativo a volte diventa arte, ma lo è a suo modo anche la riscoperta di sè e delle proprie radici: questa è la storia di Annarita Serra.

Annarita Fuorisalone AnteprimaÈ una storia che parla di recupero non solo di materiali abbandonati, ma anche di quello delle proprie radici e della propria storia.

Annarita ha esposto i suoi lavori durante il FuoriSalone di Milano in Corso como 9, presso la boutique Anteprima.
Ho avuto l’occasione di conoscere le sue opere e ne sono rimasta affascinata.
La storia che mi ha raccontato potrebbe tranquillamente essere uno spunto per scrivere un romanzo su una donna che è partita da lontano e si è riconquistata il punto di partenza.

La nostra protagonista è nata in Sardegna, ma si trasferisce a Milano con la sua famiglia da bambina.
Da ragazzina frequenta il liceo artistico, si specializza in restauro di dipinti antichi e frequenta la facoltà di Archittettura, in un modo o nell’altro vivendo sempre nell’ambito artistico.

La vita la porta poi a fare tutt’altro: in cerca di lavoro, è assunta da una multinazionale per una sostituzione di maternità e da lì si aprono per lei tantissime porte: un Master alla Bocconi, viaggi all’estero e una brillante carriera, fino a diventare manager.

“La Geisha” e una turista giapponese al Fuorisalone

Il ruolo impone ritmi serrati, tanto lavoro e molti viaggi, ma Annarita col passare del tempo comincia a non sentirsi al suo posto, qualcosa le manca.
Nell’ultimo viaggio di lavoro atterra in Nuova Zelanda dove la natura rigogliosa e l’ambiente primordiale la impressionano fortemente.
Sulle spiagge neozelandesi viene profondamente colpita dal mare, in un certo modo così simile al luogo in cui è nata ed improvvisamente ne sente il richiamo, accompagnato ad un bisogno nuovo di ritrovare le origini, di riscoprire il mare e la Sardegna da dove proviene.

Natura Morta, 2013,plastica dal mare e stracci,cm 90xcm90

Natura Morta – 2013

Tornata in Italia, l’esperienza appena vissuta la riporta sull’isola: nella zona più vera e selvaggia della Sardegna, quella a sud ovest, trova una piccola casetta che cattura la sua attenzione e fissa un appuntamento per poterla visitare.

Il giorno della visita alla casa in affitto, Annarita trova per caso in un armadio un calendario della Nuova Zelanda e capisce di essere arrivata nel posto giusto.
La casa si trova proprio sul mare, in una zona bellissima dove ritrovare un po’ di tranquillità e fare lunghe passeggiate sulla spiaggia.

Klimt,2013,cm90x90,Plastica dal mare

Klimt – 2013

Trascorre sempre più tempo nella sua nuova abitazione, soprattutto di inverno durante il quale passeggia in riva al mare e comincia a notare qualcosa di insolito.

ricordo di sardegna

L’isola è in una posizione geografica particolare: le correnti e le mareggiate riversano sulle spiagge i rifiuti più disparati che d’inverno restano a lungo abbandonati sulla battigia.

Annarita si trova ad osservare quegli oggetti e a riscoprirne la bellezza: infradito dall’Africa aggiustate con la corda, gambe destre di bambole, soldatini, macchinine e giocattoli anni Cinquanta, cartoni di latte dal Marocco.
Comincia a raccogliere tutti quei piccoli pezzi colorati, chili di plastica che vagava da anni nel mare e che arriva da tutti i posti del mondo e a portarli a Milano, senza sapere bene cosa farsene.

Una volta tornata a Milano comincia a lavorare a dei piccoli quadretti con la plastica raccolta, creando motivi ripetuti simili a textures.
Annarita produce un quadro dietro l’altro, presa da una sorta di frenesia: quadri sempre più complessi, sempre più grandi, che riscuotono un grande successo.

Nei primi anni Duemila grazie ad un amica francese comincia ad esporre in una galleria in Francia che cerca artisti con idee nuove ed originali.
Finalmente si sente sulla rotta giusta e fa quello che avrebbe sempre voluto fare, ha trovato le sue radici ed il suo vero lavoro.

…ognuno di noi deve trovare la sua strada.

Frida - 2012

Frida – 2012

Alcuni degli ultimi lavori sono icone e personaggi famosi, composti da pezzi di plastica usati come se fossero vere e proprie pennellate, scheggie di colore usate in modo sapiente e consapevole.
L’effetto è un’immagine riconoscibile, raffigurante soggetti familiari: solo avvicinandosi si scopre il materiale di cui è composta, semplice plastica recuperata dal mare.

orecchino di eprlaImmagini universalmente ammirate e conosciute che si svelano essere create con i nostri rifiuti, è un’idea che dà molto a cui pensare e che viene solo suggerita, come sussurata grazie all’esecuzione raffinata delle opere.

Sono ormai tanti anni che Annarita recupera la plastica dalle spiagge della Sardegna: adesso, nella sua casa di Milano ha uno spazio apposito dove divide tutta la plastica – che è veramente tanta – per colore in grandi sacchi, utilizzandola per produrre opere uniche e colorate, assolutamente incredibili.

Ben lontana dal gusto naif che spesso accompagna la scelta di utilizzare materiale reciclato, dai suoi lavori traspare la sua preparazione ed una ricercatezza inaspettata per la “trash art“.

Un profondo rispetto e l’incredibile tecnica sviluppata da Annarita creano un effetto insolito e fresco, stimolando l’osservatore a guardare più da vicino per distinguere fra le eleganti gradazioni cromatiche e i contrasti eseguiti con leggiadra maestria, un materiale nuovo e soprendente.

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