Simbolo de La dolce vita

Qualche giorno fa si è spenta a 83 anni una delle ultime Dive degli anni ’60: Anita Ekberg, nome d’arte di Kerstin Anita Marianne Ekberg (Malmö, 29 settembre 1931 – Rocca di Papa, 11 gennaio 2015). Quando si sente questo nome si pensa solo ad una cosa: La dolce vita, di Federico Fellini.

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«Marcello, come here!», mormora mentre si immerge nella Fontana di Trevi con il lungo vestito nero: tanto bastò ad Anita Ekberg per divenire un’icona. È il 1960 quando esce il film: Anita Ekberg era arrivata in Italia quattro anni prima per partecipare a Guerra e pace di King Vidor. Il cinema era il suo sogno, la bellezza il tramite per raggiungerlo.

Marcello Rubini (Marcello Mastroianni), è il protagonista dei sette episodi che narrano la dolce vita romana. Un aspirante scrittore che lavora per un giornale scandalistico, stazionando ogni sera di fronte ai locali di via Veneto in cerca di qualche pettegolezzo o foto sensazionale sulle frequentazioni di personaggi del mondo dello spettacolo, di ricchi borghesi o di nobili in cerca di eccessi. Nonostante conviva con una donna molto gelosa e depressa, Emma (Yvonne Furneaux), Marcello frequenta donne di ogni tipo e di ogni ambiente. Nel giorno in cui arriva a Roma un’importante attrice svedese, Sylvia (Anita Ekberg), Marcello accompagna la delegazione in un locale all’aperto tra le rovine romane e poi scappa con la donna per le vie del centro di Roma…

Anita_Ekberg

La trama è, ovviamente, molto più articolata, ma non voglio dilungarmi e rivelare troppo.

Il distributore affermò che il film non avrebbe incassato una lira perché troppo pesante per il pubblico, invece La dolce vita riuscì solo nei primi quindici giorni di proiezione a coprire gli 800 milioni spesi dal produttore. Dopo tre o quattro settimane era in vista il miliardo di lire e dopo due mesi di programmazione gli incassi superarono il miliardo e mezzo. Alla fine della stagione 1959-60 risultò il maggior incasso cinematografico dell’annata.

Anita-Ekberg

Anita Ekberg o Anitona, come veniva chiamata dallo stesso Fellini, non è ricordata come una delle migliori attrici del suo tempo, ma fu di sicuro una delle più rappresentative. Il suo bagno nella Fontana di Trevi ha segnato un’epoca ed è diventato il simbolo di uno dei periodi migliori del cinema italiano.

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