Notti Tragiche - Un Mondiale da Spettatori

“Alta che a se suga!” ovvero l’odio per i portieri che giocano con i piedi

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Non ho i piedi buoni. Mai avuti. Per questa ragione ho sempre giocato in difesa, principalmente terzino. E per questa ragione c’è sempre stata una sola massima, quando il pressing degli avversari era anche minimante insidioso: “calciaaaaa!”. O detto da più veraci allenatori veneti: “alta che a xe suga!“. Alta che si asciuga. In Veneto c’è “un po’ di umidità” e spesso la palla è bagnata, sì. Tradotto: appena hai anche un minimo dubbio di mettere in difficoltà la squadra con il possesso palla calcia la palla in avanti, a casaccio, più forte che puoi. Non è poetico, ma quasi sempre efficace.

Questa massimo probabilmente sarebbe servita anche a Willy Caballero prima della sua notte tragica, iniziata con l’incredibile rinvio sbagliato durante il match Argentina-Croazia di questi Mondiali di Russia 2018 prontamente punito da un bel gol di Rebic. Un errore davvero inconcepibile a questi livelli, che insieme a quello del portiere del Liverpool Karius in finale di Champions League rischia di far ricordare il 2018 come l’Anno della Papera. Un errore frutto della pressione, del dover sempre giocare la palla perché vesti la maglia dell’Argentina. Una cosa che odio, i portieri che devono giocarla a tutti i costi. Per colpa di Guardiola anche il Benevento si sente in dovere di giocare la palla sin dal rinvio dal fondo. Che spesso si conclude in un paio di passaggi e la palla comunque spazzata via a casaccio. E fatelo un rinvio vecchia maniera, non muore nessuno!

Certo ci sono molti fattori che posso portare a un errore come quello di Caballero, eccesso di confidenza e anche un po’ di sfortuna. La mia mente è andata subito alla finale del mio Mondiale preferito, USA 1994, e alla quasi papera che stava mettendo in scena Gianluca Pagliuca. Un tiro piuttosto innocuo del brasiliano Mauro Silva si dirige verso le braccia del portiere azzurro. Sospiro di sollievo. E invece no! La palla sfugge a Pagliuca e si dirige verso la porta. Per qualche ragione imponderabile, fortuna, casualità, destino, la palla tocca piano il palo e torna fra le braccia di Gianluca. Che la prende, la coccola. Bacia il guantone, bacia il palo, guarda verso l’alto ringraziando. A volte la differenza fra la gloria e l’infamia è davvero una questo di centimetri e di fortuna.
Quindi buena suerte per il prossimo rinvio, Caballero.

A questo link c’è questa bella storia, raccontata dalla prospettiva del palo.

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