Alda Merini. Una donna, prima di tutto; fragile e fortissima, sottovalutata e poi lodata, amata ed odiata, felice e poi distrutta, tutto e niente. Se penso ad Alda mi vengono in mente tanti aggettivi ma racchiusi in un vortice di confusione, perché forse lei era così, un vortice di confusione ma di una potenza disarmante ed estrema.

Costretta a passare l’infanzia sotto le bombe, a scappare qua e là, a soli dodici anni si improvvisa ostetrica e fa nascere il fratellino aiutando la madre, non va a scuola ma lavora nelle risaie, è molto credente da piccola (mi ha fatto strano leggerlo), poi arriva il matrimonio, le quattro figlie e iniziano altri tipi di problemi, la violenza domestica e peggio ancora, si peggio della violenza domestica, gli internamenti all’ospedale psichiatrico: “Per me è stato un miracolo di Dio essere uscita viva da lì. Ho visto morire tanti ragazzi. Mi ha salvata mio marito che veniva a trovarmi, perché chi non aveva nessuno scompariva all’improvviso nel nulla”.

Non ho mai conosciuto Alda, si è spenta il primo novembre 2009 a Milano. Avrei tanto voluto parlare con lei, condividere l’irrequietezza, l’inquietudine, l’ansia che spesso ci tormenta, che non ci fa dormire né pensare, che forse davvero l’unico modo per guarire, per avere un poco di pace è scrivere, buttar giù nero su bianco il diavolo che ti danza dentro, esorcizzarlo, perché io penso che lei stesse bene solo così, scrivendo. Scrive da quando ha 15 anni. Non sono un’esperta di poesia, né una studiosa di Alda, sono semplicemente una donna che leggendo le sue poesie si è più volte commossa e leggendo poi della sua vita sono riuscita a collegare tanti tasselli legati ai suoi scritti. Alda scriveva di sé, del suo amore, del suo odio, di armonia e di guerra, era una contraddizione, spesso come lo sono pure io. È forse questo che mi avvicina al suo spirito. Con queste poche righe voglio rendere omaggio a questa donna che non si è lasciata mai abbattere veramente dalla vita: : “Io la vita l’ho goduta tutta, a dispetto di quello che vanno dicendo sul manicomio. Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno…. per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara”.

alda-merini

Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Grazie Alda,
per avermi fatto scoprire che c’è un po’ di poesia in ognuno di noi
e che c’è tanta poesia dentro di me.
Questo pezzo lo dedico a te.

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