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L’agroecologia per una migliore produzione alimentare e l’esempio cinese

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Oggi 5 aprile si chiudono le tre giornate del 2° Simposio internazionale di agroecologia a Roma. Hanno partecipato 700 persone tra professionisti del settore, rappresentanti di governo, della società civile e delle agenzie delle Nazioni Unite. L’incontro vuole dare il via ad una trasformazione importante per l’umanità nel settore della produzione alimentare. Un modello  agricolo sostenibile capace di creare sinergie positive tra le conoscenze tradizionali e quelle scientifiche.

Tutti i benefici dell’agroecologia

Le esigenze di questo cambio di rotta sono molteplici. Innanzitutto abbiamo bisogno di ritornare alla qualità, in termini di cibo sano e nutriente. Inoltre è necessario trovare soluzioni pratiche per adattarsi ai cambiamenti climatici. E’ necessario ridare dignità alle piccole aziende agricole, che negli ultimi anni sono diminuite in modo preoccupante. La causa principale è da imputare ai grandi colossi che detengono il potere della produzione alimentare. Un’agricoltura intensiva molto inquinante minaccia la biodiversità e l’intero capitale naturale e sociale. La Fao evidenzia gli aspetti positivi e incoraggia il modello dell’agroecologia.   Salvaguarda le risorse naturali, migliora la capacità di risposta dei piccoli agricoltori, promuove l’economia e i mercati locali e infine ci dà alimenti sani.

Un processo innovativo efficace si basa su un cambiamento culturale

Il Simposio ha proprio questo scopo: individuare ciò che serve per affrontare queste sfide e per promuovere politiche capaci di incentivare il cambiamento. L’aspetto pratico non è da poco, ma le opportunità che offre l’agroecologia sono giuste e necessarie. Dino Saviano, presidente nazionale di Cia- Agricoltori Italiani elenca in modo concreto ciò che serve “Organizzazione di filiera, legame con il territorio, innovazione implementando tecnologie biologiche, informatiche e robotiche per ridurre costi e uso degli agrofarmaci”. Ma non bastano gli investimenti e l’innovazione, la vera sfida è sociale, culturale e alimentare.

Una produzione diversificata, come quella che offrono le piccole aziende agricole deve essere accompagnata anche da diete diversificate. Come avvicinare i consumatori ad acquisti più responsabili e locali? Investendo sulla formazione e sulle politiche territoriali. Ampliare le conoscenze è un processo indispensabili, senza intromissioni politiche, è utile che ognuno di noi riesca a vedere in modo obiettivo i disastri di un modello capitalistico che ci è stato imposto.

Nell’Agenda 2030

Il progetto agroecologico parte con un testo della Fao presentato dalla Confederazione italiana degli agricoltori (CIA), in cui vengono indicate le “Linee guida per la gestione sostenibile del suolo”. Il proposito è di coinvolgere 5 mila imprese agricole nella gestione sostenibile del suolo, adottando tecniche corrette e innovative.

Usa, l’impronta ecologica peggiore. Cina e l’esempio pratico di agroecologia

Nonostante la Cina sia considerata uno degli stati che produce più inquinamento al mondo, la sua impronta ecologica è più bassa rispetto a tanti altri. Per impronta ecologica viene inteso un indicatore complesso per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle. Ogni anno ne sentiamo parlare con l’Earth Overshoot Day, il giorno in cui i consumi dell’umanità, per le risorse e i servizi ecologici, superano quelli che la Terra riesce a rigenerare. L’impronta ecologica della Cina è 1,5, quella degli Stati Uniti è 9,5 , l’Italia è al 52° posto con 3,11. Semplificando se tutto il mondo avesse le abitudini di consumo come quelle degli statunitensi, avremmo bisogno di 5 pianeti grandi come la Terra per vivere. Se invece fossimo tutti italiani 3. La Cina tutto sommato supera i limiti ma non come noi occidentali.

La voglia di cambiare c’è, tanto che l’esempio pratico di agroecologia ci viene proprio dalla Cina. Un gruppo di agricoltori ha ideato un sistema intelligente in cui le foglie di gelso alimentano i bachi da seta. I rifiuti organici che questi ultimi producono vengono utilizzati come cibo per i pesci. Un circolo virtuoso di produzione che ancora prima parte dagli stagni, dai quali si utilizza il materiale organico per fertilizzare i gelsi. Questo sistema in realtà antico ha sostenuto altre attività oltre alla alimentazione dei pesci, come la produzione di seta.

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