Dall'altra parte del vetro

Agosto, radio mia non ti riconosco

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L’estate di quest’anno non è tra le più rosee. Il maltempo, la crisi, sono solo alcuni dei fattori che trasformano la stagione più bella dell’anno in un vago e tenero ricordo.

Ma se non possiamo fare le valige e volare in qualche meta dove l’ozio e il divertimento la fanno da padrona, ci pensa il mondo che ci circonda a ricordarci che in ogni modo siamo ad agosto e, che ci piaccia oppure o no, è il mese del relax e delle vacanze, quindi anche se il buon Dio non ce lo permette, anche solo con la mente, entriamo in questo mood fatto di infradito, ombrelloni e Spritz.

Ad agosto tutto cambia, dalle strade che si svuotano (non da me, qua in Sardegna c’è sempre un’invasione pacifica, che ci porta una ventata di aria fresca), la routine che sparisce per un po’. Entriamo in una fase rigenerativa. Tutti. Ma proprio tutti. Anche la radio.
Ad agosto cambia volto, non è più la stessa, anche lei ha voglia di rilassarsi un po’.

Non amo la radio ad agosto, anche se il mio primo vero amore radiofonico nacque nel 1999, quando incominciai a seguire su Radio 2 Hit Parade Onde Beach, un programma condotto da Fabio Volo e Andrea Pellizzari. Andavano in onda ogni giorno da Rimini. Mi tenevano incollata alla radio, non potevo farne a meno. Avevo 15 anni, troppo piccola per fare le cose che mi piacevano sul serio. Sentirsi costretta in un’isola dove nonostante ci fosse l’estate, dove per tutti il solo pensiero del mare e del sole riusciva a rincuorarli e a farli stare bene, per me stare bene non era assolutamente facile. Non succedeva mai niente. Tutto accadeva oltre quel mare, in quelle città fatte di discoteche e di divertimento. Sembrava succedesse tutto lì, solo lì. Per questo motivo quelle due ore di trasferta romagnola mi facevano sognare. Mi ricordo che registrai l’ultima puntata in una cassetta, l’ascoltai all’infinito fino a non poterne più. Aspettai l’estate successiva per risentirli insieme, e invece… mai fidarsi degli amori estivi, soprattutto quando decidono di trasferirsi a Radio Italia Network (la buon anima).

Ma ora ne sono convinta più che mai: ODIO LA RADIO AD AGOSTO!

Odio quando si trasferisce nelle località balneari e soprattutto nei parchi di divertimento acquatici (non gli ho mai tollerati, per me sono il punto d’incontro preferito di tutti i funghi e i batteri scientificamente riconosciuti). Percepisco sempre quella sensazione: che tutto il mondo in quel momento si stia divertendo più di me. E mi rendo conto, dall’alto del mio divano e della mia aria condizionata, che forse dovrei impegnarmi un po’ di più, perché la strada verso la casa di riposo è ancora molto lontana.
Odio ascoltare dei programmi registrati da indefinite settimane, quei programmi strapieni di sequenze musicali. Ok, magari è giusto che in certe situazioni la musica sia la padrona sovrana, ma mi chiedo: perché non dare la possibilità a dei giovani speaker di lavorare e di farsi le ossa? Lo so che è un periodo difficile, ma se si vuole guadagnare qualcosa bisogna pur investire. E poi sarebbe carino portare un po’ di gioventù nell’etere, creare qualcosa di nuovo, piuttosto che far ascoltare delle cose magari registrate mentre si mangiava ancora il panettone.
Ed infine odio la piega che prende la radio la sera. Tutto diventa improvvisamente tamarro. Vabbè che abbiamo la tamarria nelle vene, però sembra sempre di stare dentro una discoteca e tu che stai rientrando a casa, che ne so, dopo una serata un po’ così (perché diciamo la verità, le Sere Nere alla Tiziano Ferro le passiamo un po’ tutti) e senti il bisogno di sentire un pezzo che ti aiuti a stare bene, magari di una bella canzone che ti dia la possibilità di sfogarti, piangere, non dico un pezzo da suicidio che ti faccia venir voglia di schiantarti con il primo palo che incontri per strada, ma di una canzone che curi le pene del tuo cuoricino. E invece niente!!! L’unica cosa che becchi è quel UNZ-UNZ-UNZ che per carità, che Dio abbia Calvin Harris in gloria, ma ti fa venire voglia di provocare un incidente, giusto per evitare il prolungarsi del tuo personale strazio.

Come in tutte le storie, anche la mia con la radio, come potete ben vedere, ha dei piccoli screzi. Sarà l’estate, chi lo sa…
Quindi, è ufficiale amo la mia radio versione sciarpa e guanti e guai a chi me la tocca.

E a voi che cosa vi manca ad agosto? Insomma, magari tra un lettino e un mojito sentite la mancanza di qualcosa che solitamente lasciate in città?
Anche se credo che con un mojito in mano, a nessuno mancherebbe niente!

Fatevi sentire, raccontate la vostra storia nei commenti se vi va’.

Alla prossima.

 

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