Spesse volte si sono poste le domande se l’attuale governo sia di sinistra o di destra, se sia efficace o se sia solo un miscuglio di megalomania, superbia e fotogenia, se abbia a cuore le sorti del Paese o se miri alla sola conservazione e accumulazione del potere nelle mani di un solo uomo, se voglia tutelare le fasce più deboli della popolazione o sia supino ai poteri forti che possono garantire una immagine di facciata radiosa e serena. Alcuni eventi della settimana, gli ennesimi, possono aiutarci nella ricerca di una risposta. Potremmo citarne tre.

A inizio settimana, lo scontro tra governo e regioni. Il Presidente del Consiglio, approfittando della poca popolarità che i molti scandali hanno guadagnato alle regioni, occhieggia alla fetta di popolazione con la bava alla bocca e, nelle vesti del vendicatore, promette che farà pezzetti delle regioni. Anzi, dice proprio che «si divertirà» a tagliare i fondi destinati alle regioni; Renzi li chiama “sprechi”, e senz’altro non sbaglia di molto. Le regioni sono notoriamente dei carrozzoni amministrativi mal gestiti; ma fino a che non si deciderà di realizzare il buon federalismo auspicato dalla stessa Costituzione, le regioni restano ciò che sono. E fra i loro attuali compiti c’è la gestione della sanità: per questo, quelli che Renzi chiama “sprechi”, sono definiti dalla Conferenza delle regioni “fondi per la sanità pubblica”. E anche questa definizione si scosta di poco dalla realtà, perché finché non viene ripensata una riforma intelligente della gestione delle risorse nella sanità pubblica, l’idea di tagliare i fondi non può che ricadere sulla stessa esistenza di una sanità pubblica.
È come dire che un motore, per alcune sue tare meccaniche, consuma troppo; e proporre come soluzione, non un’azione di revisione di quei problemi tecnici, bensì la riduzione della benzina che ci entra. Risulta ovvia la destinazione di una simile operazione: non la cura del motore, bensì la sua estinzione. Fuori di metafora: il motore, in questo caso, è la sanità pubblica. E, come ogni altra questione pubblica, anche quella della sanità poco importa a Renzi.
Non resta che concludere che, quando Renzi dice che «si divertirà» a tagliare i fondi alle regioni, per lo più verrà tagliata la spesa della sanità pubblica. E non ci resta che fare due conti. Perché ammalarsi, si ammalano tutti. Curarsi, invece, rischia di non essere più così alla portata di tutti. Non propriamente la promozione del welfare che ci si aspetta da un governo sedicente di sinistra.

Verso la metà della settimana, poi, Tito Boeri, presidente dell’INPS, ha proposto un taglio di pensioni d’oro e vitalizi, con la finalità di aiutare chi ha perso il lavoro e fatica a trovarlo a causa dell’età avanzata. Sono seguite le risposte indignate della parte destra del Parlamento, che mette in guardia Boeri rispetto alle sue troppo baldanzose uscite. C’è chi si è irritato: chi si pensa di essere questo Boeri?, un ministro? Stia al suo posto!, si è sentito sbottare.
Matteo Renzi, da parte sua, ha risposto che quella proposta da Boeri è una manovra che toglie fiducia agli italiani: sarebbe come ammettere che la coperta è troppo corta, che non ce la possiamo fare! Ma è allora evidente che qui Renzi sta parlando della fiducia degli italiani che interessano a lui: gli arricchiti e i privilegiati. Perché – gli si potrebbe osservare – il taglio ai fondi regionali per la sanità pubblica – che tanto lo diverte – è forse una iniezione di fiducia? (E non è escluso che il Presidente risponderebbe che, quando uno non ha soldi e deve pagare di tasca propria un esame o una terapia, gli sale lo spirito dell’avventura e dell’impresa). E – altra obiezione possibile – perché questa dimostrazione di energia e forza quando c’è da tagliare un privilegio, mentre quando si tratta di accogliere l’immigrato, ci trasformiamo in un Paese del Terzo Mondo, che non si può permettere un onere così gravoso, quando invece non ci riscopriamo un Paese mal organizzato e maldestro?

Infine, il colpo di scena, consegnato al nuovo libro di Bruno Vespa – pratica da inserire tra le eredità di Berlusconi. Il Ponte sullo Stretto si farà. Esattamente come richiesto da Angelino Alfano, ormai assurto a genio della politica, che con quattro gatti in Parlamento a rappresentare forse l’1% della popolazione, riesce a imporre al governo ogni suo desiderio. La notizia del Ponte fa sognare molti: la parte destra della politica, ma anche la malavita che su quei progetti parassita da sempre. Ma c’è poco da sognare: dopo aver speso, con Berlusconi, centinaia di milioni di euro per la progettazione e il via ai lavori; dopo aver pagato, con Monti, centinaia di milioni di euro per le penali e la cessazione dei lavori, ora vediamo risorgere dalle proprie ceneri questo incubo che è il ponte futuristico sullo Stretto. Senza contare che Messina è da quasi un mese senz’acqua.
Renzi rassicura: la priorità è l’acqua a Messina; ma il ponte va fatto, perché è un grande simbolo per il nostro Paese e per il Sud. Se ci concentrassimo di più sui generi di primo conforto, come l’acqua potabile nelle case, prima che dei simboli della megalomania e dell’ego di un solo uomo, forse sarebbe preferibile.

Ricapitoliamo. Una delle domande iniziali chiedeva se il governo a guida Renzi si stia muovendo a sinistra o a destra: la riduzione del welfare e dei servizi è un primo indizio. Un’altra domanda chiedeva se l’attenzione dell’attuale governo sia rivolta alle fasce più vulnerabili della popolazione: il rifiuto categorico di tagliare privilegi in favore di chi non ha più un lavoro è un secondo indizio. Un’ultima domanda chiedeva se Renzi sia impegnato nella costruzione di un benessere reale o se invece voglia solo fornire all’attenzione dei media una facciata sorridente ed entusiastica: Messina è senza acqua da quasi un mese, e rimane abbandonata in una terribile indifferenza. Ma Messina è oggetto di un grande proclama: il Ponte sullo Stretto come simbolo di forza. E anche questo è un buon indizio.

(immagine: ANSA/Maurizio Degl’Innocenti)

MORE FROM CARLO CROSATO

ENTRA NELLA COMMUNITY

We use cookies to ensure that we give you the best experience. If you continue without changing your settings, we’ll assume that you are happy to receive cookies from our website. anytime by typing