Chiacchiere in silenzio

A mio figlio insegnerò l’amore

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Non so perché, ma in questi giorni mi sono chiesta spesso come si fa ad essere un buon genitore.
Forse la notizia di Sara, della sua morte atroce, forse le insicurezze e i dubbi che a volte non mi lasciano dormire, forse quegli interrogativi che prima o poi almeno una volta nella vita tutti si fanno.

Mi sono chiesta – girandomi e rigirandomi tra sonno e veglia e attendendo che iniziasse la giornata – come si fa a sapere se si sta crescendo bene un figlio? Se un giorno sarò madre come farò a sentirlo piangere senza sapere come consolarlo, come farò a farmi sbattere le porte in faccia e ancora e ancora e senza stancarmi tornare ad abbracciarlo e dirgli che non importa se mi ha fatto star male che passerà, come farò a guardarlo uscire di casa e a non avere paura di chi possa incontrare?
E se poi sarà una femminuccia riuscirò a sopravvivere al pensiero che s’innamorerà, che un uomo l’accarezzerà? Come farò a sapere se il ragazzo che frequenta l’ama davvero, se le strappa più sorrisi o più lacrime, se la renderà felice o trascorrerà gli anni a sentirsi prigioniera di un amore che amore non è?

Come si fa – ditemelo voi – a crescere un figlio o una figlia dedicandogli la vita, dandogli l’anima, per poi guardarli cadere, piangere, sbagliare e a volte vederli andare via e lasciarci?
Spesso ho sentito dire che s’impara insieme a loro e mi sono chiesta ma come? Non sarebbe stato meglio un libretto d’istruzioni? Magari a tema, azzurro per i maschietti e rosa per le femminucce. Non sarebbe stato meglio, non so, farli nascere con una specie di microchip che ci segnali come stanno, di che umore sono, cosa li fa soffrire…

Poi ci ho riflettuto un po’ e ho capito cosa fare se un giorno diventerò madre.

Insegnerò al mio bambino che “mio” e “mia” sono aggettivi che noi esseri umani usiamo in maniera erronea perché solo gli oggetti possono essere di qualcuno, le persone no, quelle non sono un possesso. Insegnerò a mio figlio che lui non è mio, che un giorno dovrà camminare con le sue gambe, così come tutte le persone che amiamo. Gli insegnerò che nessuna donna sarà “sua” e alla mia bimba insegnerò invece che l’amore è libertà. L’amore non fa male, non uccide, non incute paura. L’amore può far soffrire, può farti sentire rifiutata e delusa, ma non ti schiaccia, non t’ impedisce di essere te stessa.

L’amore è vita, non morte. L’amore crea non distrugge, non ti fa aver paura d’imboccare la strada dei tuoi sogni, ma al contrario ti rende temeraria, ti da coraggio, ti ricorda che su quella strada non sarai mai sola. L’amore vero si nutre dei tuoi sorrisi e si logora per ogni tua lacrima.

Ora so quale sarà la prima cosa che insegnerò un giorno a mio figlio o a mia figlia, insegnerò loro cos’è l’amore e poi il resto verrà da sè.

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

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