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5 cose che mi rendono una donna peggiore

5 cose che mi rendono una donna peggiore

“Sono una donna non sono una Santa” cantava una certa Rosanna Fratello. “Sono una donna e sono proprio una Santa” dice Letizia che non sa chi sia Rosanna Fratello. E non si tratta di un delirio di onnipotenza, ma di un inno alla Disgrazia in nome di tutte le mie sfortunate amiche uterodotate. E allora leggete le 5 cose che mi rendono una donna peggiore per scoprire se siete anche voi un Avenger lasciata a casa (sì, lo so che Wonder Woman non è una degli Avenger, ma non me ne frega niente perché è uno di quei giorni e oggi mordo).

Le 5 cose che mi rendono una donna peggiore. Dal trucco al ciclo: dolori e dolori di una Wonder Woman che non ha mai avuto i super poteri

Da Bridget Jones a Daria, da Carrie Bradshaw a Cristiano Malgioglio, sono innumerevoli le femmes  in cui mi rispecchio e che mi hanno insegnato le 5 cose che mi rendono una donna peggiore. Capricci, vezzi, coccole, ripicche e soddisfazioni: ogni giorno alle 6.50 comincia un nuovo romanzo della mia vita, costellato da avversità piuttosto che da “e vissero sempre felici e contenti”.

Due precisazioni: in effetti ogni nuova epopea comincia alle 8.45 perché prima di quell’ora, nonostante i caffè, le mie sinapsi vivono ancora nell’età dell’oro delle lenzuola. Secondo punto: più che di romanzo, mi sentirei di parlare di fotoromanzo di Cioè dopo i consigli della sessuologa che spiega che non puoi rimanere incinta per un bacio a stampo e prima di un oroscopo che ti predice un colpo di fulmine con Nick Carter al Quadraro.

Sono una donna indipendentemente dipendente

Sono una moderna, non ho bisogno di un uomo che mi apra la portiera o mi aggiusti il lavandino: io sono una donna indipendente. Voglio una carriera di successo, voglio essere libera di fare le quattro di notte e di uscire con un mio amico. So stare bene da sola e viaggiare in compagnia di me stessa; bonifici, prelievi e prestiti non mi spaventano e il mondo della falegnameria non ha segreti per me: potrei costruire Pinocchio in un pomeriggio e dargli pure la vita all’ora dell’aperitivo.

Però ti prego: “ordina tu le pizze che mi vergogno”, “oddio come si salvano le immagini da whatsapp?” e “mi slacci il vestito!?”

Tutorial di trucchi dell’est Europa

Credete che passi ore ed ore a guardare film e serie tv in streaming? Beh, vi sbagliate. Credo di aver passato un quarto della mia sfiorente giovinezza su YouTube a guardare tutorial di trucco. Cat eyes natural make-upsparkling make-upcome mettere l’eye-liner e trucco estivo sono per me come le ricette di suor Germana per mia nonna. Che ve lo dico a fare, ore ed ore sprecate, soldi e soldi buttati, bagni e bagni imbrattati per avere sempre lo stesso risultato: una giocoliera del Circo Togni sotto la pioggia.

Convinta che il problema fosse la mia scarsa abilità, cominciai a fare ricerche e documentarmi per arrivare alla rassicurante conclusione che il problema non ero io, ma la forma dei miei occhi! Eh sì, perché io appartengo alla categoria “occhi infossati” (tranquilla mamma non sto dicendo che sono un cesso) e invece mi ostinavo a riprodurre trucchi per occhi alla Candy Candy. Come se una cinese si ostinasse a seguire tutorial per capelli fatto da Oprah Winfrey. È ovvio che non funziona.

Così ho cominciato a selezionare su YouTube deep set eyes make-up tutorial e questa volta il risultato è sempre una giocoliera del Circo Togni durante una bella giornata di sole.

Stalker la dignità è muta

Va beh, qui mi soffermerò poco perché credo che il titolo stesso sia esaustivo. Se la C.I.A. non è niente rispetto a N.O.N.N.A. affacciata al balcone, la N.O.N.N.A. non è niente rispetto a me, tu, egli, noi, voi, essi sui social networks. Le ex del nostro ragazzo hanno vita dura e orecchie che suonano come le sirene del Titanic, chissà quanto è costata quella cena a Fregene di tre anni fa al figaccione di turno e sicuramente ognuno di noi ha più follower effettivi di Chiara Ferragni.

Una cortesia: rendete tutti i vostri profili pubblici così mi rendete il lavoro più facile? Grazie.

Ha d’arriva’ Baffone

Parenti, coinquilini, amiche, amici, bersaglieri e folletti del bosco. Sembrerebbe che io abbia una vita sociale movimentata e che sono richiestissima in tutti i party della “Roma bene”. E invece no, ho solo il ciclo. Ogni mese cambia la perifrasi per far capire al mio ragazzo, mentre sono nel vagone affollatissimo della metro B, che si avvicina la piaga d’Egitto. E lui ovviamente non capisce mai perché io stia descrivendo una stanza rossa con il pavimento a scacchi in bianco e nero e un nano che balla vestito in rosso Valentino. Forse comincerò a dire che è in arrivo il prete per l’estrema unzione. D’altronde i sintomi ogni mese fanno sperare sempre al peggio (o forse mi sto sbagliando con quando il mio ragazzo starnutisce?).

Sono giorni neri, lo sapete bene amiche mie, e rivendico con fermezza la libertà di avere occhi iniettati di sangue, capelli dritti e parolacce a più non posso: dal momento che il nostro destino è anche quello di partorire con dolore, avremo pure il diritto a cominciare da ora a bestemmiare? E soprattutto, ricordate che noi abbiamo giustificazioni fisiologiche: gli uomini mestruati no.

“Scusa, non ti avevo visto”

E a conclusione dei fantastici 5 punti che mi rendono una donna peggiore, c’è il non plus ultra della spregevolezza: fingere di non vedere le persone in metro. Cuffiette nelle orecchie e libro aperto sono la combo vincente per avere una scusa e non dover parlare con qualcuno che conosco. Il fatto è questo: io odio la vita quando sono sul trenino alle 8 di mattina. Ma pure alle 10. Ma pure alle 15. Ma pure alle 18. E poi d’estate, senza aria condizionata e quando fa un caldo che anche i cristalli liquidi del cellulare evaporano, come ti va anche solo di muovere la bocca e molestare gli altri? Attenti però a degli accorgimenti: mai libro sull’indice e cuffiette almeno attaccate al cellulare.

Lo so, sono crudele e cattiva, ma voglio avvisare chi mi conosce. L’ATAC  e le 8 di mattina tirano fuori il peggio di me; pensate poi se c’è puzza di sudore o aglio. Ecco, in quel caso, chi si avvicina a me apre un vaso di Pandora che non regala braccialetti o comunque preferireste riceve in regalo un ferro da stiro, un pigiama o un grembiule.

Alla fine di questo sciagurato vade mecum le cose sono due: o vi sentite una persona migliore perché non cadete in questi scivoloni di stile (ma-chi-ce-crede?) o vi sentite spregevoli quanto me. Beh, in entrambi i casi vi consiglio di leggere i miei buoni propositi per il 2018 andati in fumo e rafforzare la vostra self confidence.

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