Dall'altra parte del vetro

Tiziano Ferro: 15 anni di XDono. La sua storia. La mia storia.

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Con i 15 anni di Xdono si può raccontare una vita, la mia vita

Il 22 giugno del 2001 usciva nelle radio il primo singolo di Tiziano Ferro: 15 anni di Xdono. Ognuno può avere diversi ricordi legati ad una canzone ed io su Xdono ne ho parecchi, perché con Tiziano ci son cresciuta, avevo 17 anni ed ora ne ho 32. Era l’amore adolescenziale, quello che, secondo i tuoi amici maschi, sarebbe stato l’equivalente di un gatto in tangenziale perché era il solito “belloccio” di turno e invece lontano ci è arrivato ed io ci sono arrivata insieme a lui.

Ricordo ancora la prima volta che sentii il pezzo, ovviamente in radio, su Radio2. Era estate, ero in cortile e facevo la cosa che mi riusciva meglio: estraniarmi dal mondo intero con la radio e le mie cuffiette. Non mi ricordo quello che feci per ritrovare quel pezzo su internet, non c’erano gli smartphone, non c’era Shazam, dovevi basarti su quei dati recepiti in quei pochi minuti. Sono sincera, non sono stata tanto attenta e per due giorni mi sono auto convinta che quel cantante si chiamasse “Franco Ferro”. Chissà perché su Google non usciva niente.

Da quel momento è stato un amore tutto in discesa. Ricordo la prima volta che sentii questa canzone dal vivo, ero all’Anfiteatro Romano di Cagliari per vedere per la prima volta dal vivo il Festivalbar. Credo di non aver mai visto tanti perfomer in una sola sera in tutta la mia vita, c’era una semisconosciuta Shakira che cantava Whenever Wherever (“ma che vuole sta nana” pensavo io”) e in mezzo a quella “folla” c’era lui, Tiziano, ed io che pensavo “meno male che quest’anno non ho la maturità sennò non sarei potuta venire”. Pensieri importanti da neo 18enne (vorrei che i miei pensieri fossero cosi anche adesso).

“Chissà quando lo rivedrò”, ormai ero proprio andata e invece il viaggio è stato lunghissimo, fatto di emozioni, lacrime, concerti che ti toglievano il fiato e battere il cuore, di trasferte, della mia prima volta a San Siro che, nel bene e nel male, rimarrà una notte indimenticabile, in una giornata per niente facile che come conseguente atto consolatore, se fossi stata a casa, mi avrebbe portato a chiudermi nella mia stanza e a piangere come una dannata ascoltando le sue canzoni. Piangere in camera o a San Siro in mezzo a 60mila persone è praticamente la stessa cosa, un bellissimo atto liberatorio che ti fa sentire sola in mezzo alla gente e con la sensazione di essere totalmente appagata.

Dopo 15 anni, tra un paio di mesi, inizierà un’altra avventura fatta di viaggi, emozioni, sorrisi e chissà da tante storie da raccontare

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