Scienza & Gnorri

L’incubo delle cavie da laboratorio

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thBuongiorno a tutti voi lettori e benvenuti ad una nuova puntata di Scienza&Gnorri.

Oggi vorrei affrontare un tema molto dibattuto e sentito da numerose associazioni e gruppi di scienziati in tutto il mondo: i test sugli animali.

Partiamo dal principio però: negli ultimi anni è sorto un grossissimo problema legato all’inefficienza di molti farmaci (in particolare degli antibiotici, ma di questo parleremo in futuro) o anche delle reazioni avverse agli stessi. Parlando di numeri si stima che circa 200 mila persone nel 2008 solo in Europa siano rimaste vittime degli effetti collaterali di alcuni farmaci. Un numero davvero spaventoso. Inoltre reperire nuovi farmaci diventa sempre più difficile e costoso (si stima che solo il 10/20% dei farmaci superano i test sugli uomini, nonostante siano passati a quelli sugli animali).
Altri dati sono interessanti è la percentuale di effetti precedentemente previsti dagli scienziati in fase di test, che si aggira intorno al 40/50 %. Davvero troppo poco. Il che significa che 1 persona su 2 può incorrere in effetti collaterali non previsti.
Negli anni si sono creati due filoni di pensiero riguardo all’utilizzo dei test sugli animali: da una parte ci sono colore che lo considerano ancora un “male necessario”, dall’altro abbiamo colore che lo considerano un “male inutile” e vogliono trovare altre via (non solo animalisti, ma anche l’opinione pubblica e anche scienziati e ricercatori).
Quali potrebbero dunque essere le alternative?

head_sx1. La prima via è sicuramente la tossicologia in vitro. Viene già utilizzata per eseguire test sulla tossicità , irritazione cutanea e genotossicità di numerose sostanze, test prima svolti sui conigli. Purtroppo però questo tipo di test ha dei limiti: quando abbiamo a che fare con organi più complessi, come ad esempio l’occhio, la sperimentazione in vitro non è sufficiente, perché incapace di prevedere gli effetti delle sostanze su organi complessi, anche se questo metodo è più controllabile e riproducibile. Ci si sta comunque già muovendo per migliorare questo metodo.

2. Tossicogenomica. Non fatevi spaventare dal nome, concettualmente è molto più semplice di quanto non sembri: questo metodo di ricerca consente di osservare il modo in cui una determinata sostanza chimica altera la funzione dei geni all’interno di una cellula e la risposta biologica che ne consegue. Siamo però ancora all’inizi per questa nuova tecnica, manca ancora molta strada prima che si possa eliminare la componente animale dei test.
3. L’utilizzo di strumenti computerizzati come ad esempio REACH, un programma in grado  di testare gli effetti di 30 mila ostante chimici (da considerare che parliamo di circa un decimo delle sostanze di cui facciamo uso quotidianamente). Si tratta di un gran numero di dati che ci permetterebbe di capire come una sostanza entra nel nostro corpo e vi interagisce.
image4. Da non dimenticare il paziente virtuale. Si tratta della creazione di un copro umano virtuale in cui vengono convogliate tutte le informazioni già ottenute dai metodi re-esistenti per creare le simulazioni di un copro integrale  in cui verrà considerato anche il tempo che avanza. In pratica si tratterà di un vero e proprio avatar su cui si potrà sperimentare tutti gli effetti di ogni sostanza senza dover scomodare animali indifesi. Si tratterebbe di un enorme passo avanti per la scienza che potrebbe verificare in maniera più precisa gli effetti di medicinali e prodotti chimici. Purtroppo questa tecnologia non è ancora pronta e ci vorranno ancora molti anni per arrivarci.

Ora passiamo ad analizzare alcuni dei motivi che hanno spinto i ricercatori a trovare metodi di sperimentazione alternati i, escludendo a priori ogni motivazione morale.
I numeri sono spaventosi: ogni anno vengono utilizzati più di 100 milioni di animali tra lezioni di chirurgia, esperimenti sui farmaci o cosmetici. Quasi tutti provengono da allevamento specializzati, insomma allevamenti di carne da macello.
La sperimentazione nella fase proclitica è obbligatoria da 40 anni, il che ha permesso di curare numerose patologie e malattie (fattore da non dimenticare), ma ha provocato anche grossi errori come nel caso della talodomide.
Perché questo?
1. Innanzi tutto noi non siamo dei topi da 70 chili, ciò significa che abbiamo dei modi diversi di assorbire le sostanze, quindi ad affrontare le malattie
2. Condizioni di stabulazione, cioè come gli animali vivono in cattività, perché noi non viviamo ovviamente allo stesso modo quindi le reazioni sono oggettivamente diverse, in quanto le condizioni ambientali influisco enormemente sul decorso delle malattie.
3. Gli animali da laboratorio sono sovralimentati e troppo sedentari, quindi si parte da un quadro clinico già compromesso in partenza.

Purtroppo però la sperimentazione animale è ancora necessaria, ma all’orizzonte nuove tecniche potrebbero finalmente porre fine agli allevamenti  di animali da laboratorio. Bisogna solo aspettare ancora un po’ e sostenere tutti quegli scienziati e ricercatori che stanno cercando di cambiare le cose in meglio.

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