Anna si stende a letto verso mezzanotte.
Chiude gli occhi ed espira per cercare di rilassarsi ed addormentarsi nel minor tempo possibile.
Poi cominciano i sudori freddi. Si chiede se per sbaglio possa aver disattivato la sveglia per il giorno dopo. La sua testa risponde: “No, non è possibile, è impostata per suonare tutti i giorni alle 7.52, si riattiva automaticamente ogni giorno. E anzi, hai deciso di tenerla attiva anche nel weekend che non si sa mai, come fosse un metodo efficace per assicurarsi che suoni anche durante la settimana. Tranquilla, dormi”

Anna alza la testa e prende il telefono, in carica accanto a lei. Controlla che la sveglia sia impostata ed attiva. Ovviamente lo è. Si rimette a letto e finalmente si addormenta. Sogna sempre, almeno così dicono le ultime ricerche scientifiche in materia, ma lei raramente ricorda i sogni. Più spesso le rimangono addosso gli incubi.

Recupera la percezione di sé dopo un tempo che non riesce a calcolare nemmeno approssimativamente.

Oddio non ha sentito la sveglia, se lo sente. Apre gli occhi, si siede sul letto e con un nodo alla gola prende in mano il telefono. Le 7.40.
Riesce ad addormentarsi per i 12 minuti successivi. La sveglia suona, lei la stacca. Mette il telefono accanto al cuscino e richiude gli occhi fino alle 8.05 precise. Riapre gli occhi. Prende i vestiti che aveva poggiato sul pouf la sera prima. Apre le imposte. Vede che c’è un sole che spacca le pietre. E ovviamente aveva scelto un abbigliamento pesante, perché le previsioni davano brutto tempo.

Apre ogni cassetto, anta di armadio, scomparto, scatola. Recupera qualcosa di adatto e scende. Si veste velocemente, fa colazione velocemente, cazzo è in ritardo, cazzo è il suo turno per guidare oggi… quindi ok, niente trucco e via. Prima di mettere in moto la macchina tocca il computer dentro la borsa dell’ufficio. Vedere che c’è non basta, lo deve toccare. Parte, fa la strada che crede possa essere più breve, e lo sarebbe se non ci fossero lavori in corso, top. Esce da Paese, prende la tangenziale con la musica ad un volume che copre ogni altra cosa, ogni pensiero. Passa a prendere la sua collega in Ghirada. Insieme, si dirigono verso Preganziol e l’entrata dell’autostrada, dove le sudano le mani nell’attesa che si alzi la sbarra al casello. E se si è dimenticata il Telepass? “È là, tranquilla, la sbarra si alza” – si ripete. Le mani sudano comunque, la sbarra si alza per davvero. Cristo.
Gaia e Anna parlano, canticchiano, insultano i camionisti in seconda corsia, insultano chi va troppo piano in terza, Anna chiede a Gaia di toccare un’altra volta il suo computer per assicurarsi che non sia sparito nel tragitto. Gaia tocca il computer di Anna e anche il suo, che nel frattempo è venuta l’ansia pure a lei. Anna pensa di essere un’idiota ma è felicissima quando Gaia le conferma che il computer è nella borsa.

girls road

Arrivano all’uscita di Padova Est e Anna ricorda che è da un po’ che non va all’Ikea. Le piace andare all’Ikea perché tutto è in ordine, suddiviso, chiaro, semplice. Chiederà a Riccardo di andarci presto insieme. Ah ma cazzo i prossimi weekend li ha tutti impegnati. Vabeh, ci penserà. Nel frattempo arrivano a lavoro, Anna parcheggia in retro così poi la sera non deve fare manovre. Prende le sue cose dal sedile posteriore e dà un’ultima sbirciatina al computer. Arriva in cucina. Sua madre le ha fatto le polpette coi piselli per pranzo. Ci ha messo anche la Kinder Fetta al Latte, che carina, però ha dimenticato il pane.

Fa niente dai, meglio assumere meno carboidrati che poi se mangia troppo a pranzo si assopisce. Lavora, pranza, lavora, stacca da lavoro, va alla macchina con Gaia e si raccontano la loro giornata. Non lo fanno sempre, ma sembrano essere sincronizzate: se una non ha voglia di parlare, l’altra nemmeno. E il silenzio che c’è fra loro non fa alcun male, mai.

Che fame, Anna spera stasera ci sia qualcosa di buono per cena e si promette mille volte di andare a dormire subito dopo mangiato, è stanca. In macchina al ritorno pensa a cosa deve fare il giorno successivo, a cosa ha fatto durante la giornata appena trascorsa, a cosa vuole fare da grande, a cosa non vuole proprio fare, al fatto che si sente bene. Sempre sulla strada, 110 km al giorno per la precisione. sempre in movimento. Mai stabile, ma sta bene. Forse è addirittura felice.
Si chiede se sa davvero cosa sia la felicità, si risponde che un po’ lo sa.

Pensa al futuro prossimo, a quello un po’ più lontano, al passato. A chi le manca più di tutti, e non smetterà mai di mancarle. Pensa che sta pensando troppo e torna a concentrarsi sulla strada.

Passano una canzone che fa schifo ad un suo collega quindi chiede a Gaia di registrarla su whatsapp e mandargliela. Non per dispetto, perché sa che lo farà sorridere. Ma un po’ anche per dispetto, nel senso buono. 50 minuti dopo aver messo in moto la macchina è a casa per cena. Mangia tutte le cose buone che le ha preparato la Manu, ha fatto il risotto e il purè con il polpettone. Pensa che le piacerebbe cucinare di più. Che vorrebbe avere uno spazio suo per farlo. Cerca nuove ricette online. Canta. Forse canta troppo, ma la Manu non se ne è mai lamentata.
Si mette sul divano a finire due cose per lavoro, non il primo, il secondo. Traduce. Guarda qualche puntata di New Girl. Che bello che Cece e Schmidt infine si sposano. Chissà se lei si sposerà mai. Le piacerebbe. Ma è presto. Però le piacerebbe. Però è presto. L’orologio invece non è d’accordo, segna già le 11.30. Legge qualche pagina del suo nuovo libro sul digital marketing. Si stende a letto verso mezzanotte. Chiude gli occhi ed espira per cercare di rilassarsi ed addormentarsi nel minor tempo possibile. Poi cominciano i sudori freddi. Si chiede se per sbaglio possa aver disattivato la sveglia per il giorno dopo.

bed

Anna pensa tanto, sempre, e ogni giorno percorre 110 km chilometri in macchina con Gaia. Quella distanza e quel tempo sono i più carichi di pensieri. A volte vorrebbe non fossero nemmeno pensieri suoi perché sono davvero, davvero troppi. E alcuni le fanno talmente male che si chiede se ne valga la pena.

Altre volte credo che se nella mia testa ci sta davvero tutta questa roba, forse può starcene ancora di più. Quello che so è che domani farò altri 110 chilometri in macchina con Gaia.

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